La memoria prospettica ci permette di pianificare le azioni che svolgeremo in futuro, mentre la meta-memoria permette di rendersi conto delle nostre abilità mnemoniche. Ad esempio, prendersi la responsabilità di fare un compito nel futuro, rendersi conto se si sarà in grado di ricordarsene, ed eseguirlo quando sarà necessario farlo. Entrambe sono capacità essenziali, oggi più che mai, in un’epoca in cui ognuno di noi è chiamato ad essere multitasking. Si può facilitarne lo sviluppo nei bambini in età scolare? Una ricerca del prof. Demis Basso cerca di scoprirlo.

Demis Basso, professore di psicologia alla Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano, è uno dei pochi neuroscienziati italiani che, a livello accademico, svolgono ricerche sulla memoria prospettica. Recentemente, Basso, assieme a Milvia Cottini e Paola Palladino, colleghe dell’Università di Pavia, ha pubblicato l’articolo The role of declarative and procedural metamemory in event-based prospective memory in school-aged children sulla rivista scientifica internazionale Journal of Experimental Child Psychology. Nel paper, Basso illustra i risultati di una ricerca sperimentale da lui coordinata su 59 bambini di sette anni di età di una scuola elementare del Nord Italia.

Lo scopo dello studio era verificare se lo sviluppo della memoria prospettica - che normalmente completa il suo sviluppo solamente attorno ai 12-14 anni - possa essere favorito dall’allenamento della metamemoria, ovvero di quel complesso di percezioni, consapevolezze e credenze possedute dall’individuo relativamente alla propria memoria. La metamemoria si concretizza nella capacità di effettuare una predizione attendibile di quello che si sarà in grado di fare, creata sulla base delle esperienze passate, e applicandola a potenziali attività future. L’ipotesi a cui ha lavorato Basso è la seguente: quanto più si è abili nell’autovalutare e testare la propria capacità mnemonica, tanto più si riesce a migliorare la memoria prospettica.

Demis Basso insegna Psicologia generale e Neuropsichiatria infantile alla Facoltà di Scienze della Formazione

“Il nostro cervello conta su una serie di azioni programmate; inoltre attiva quella corretta al momento in cui risulta necessaria, similmente ad un’agenda elettronica che suona quando arriva il momento giusto”, spiega il docente. “È grazie a questa che, ad esempio, a un certo orario si attiva il pensiero che dobbiamo incontrarci con un amico o che dobbiamo assumere una medicina”. La maturazione della capacità di pianificare una serie di attività si sviluppa più lentamente rispetto all’attenzione o ad altri processi.

Fino ad oggi, i pochissimi lavori scientifici che coniugano la metamemoria e lo sviluppo della memoria prospettica si sono concentrati sul ruolo della metamemoria procedurale. La metamemoria procedurale riguarda la valutazione e il monitoraggio delle proprie attività di memoria mentre quella dichiarativa è relativa alle conoscenze e credenze su cos’è la memoria e come funziona. “Nel nostro contributo abbiamo voluto fare luce sull’influenza sia della meta-memoria procedurale che di quella dichiarativa”, puntualizza il docente.

Per farlo, hanno usato una fiaba nella quale i bambini dovevano giudicare le prestazioni mnemoniche dei personaggi della storia. Per la ricerca sulla metamemoria procedurale, invece, gli stessi bambini sono stati sottoposti a un classico test di classificazione con 75 figure. All’inizio di ogni blocco di attività, agli scolari è stata presentata un’immagine a rappresentare una categoria - es. “la cucina” - e poi, successivamente, altre immagini che i bambini dovevano valutare se fossero o meno compatibili con la categoria presentata all’inizio. Prima dell’avvio dell’esperimento, era stato chiesto loro se fossero in grado di predire la loro capacità di portare a termine il task presentato.

“Abbiamo osservato che, chiedendo ai bambini di fare una previsione, le prestazioni sono risultate migliori grazie al solo fatto di pensarci prima del compito. Si parla, a questo proposito, dell’effetto additivo della metacognizione”, afferma Basso. Probabilmente è questa la chiave con cui in futuro, sulla scorta dei risultati del suo studio, i pedagogisti potranno costruire attività che stimolino la crescita della riflessività e della memoria prospettica nei bambini. Gli educatori, oltre ai contenuti, sono chiamati in maniera crescente a conoscere e trasmettere anche soft skills, data la crescente complessità e mutabilità dei contesti sociali e professionali. Per una scuola al passo coi tempi, è quindi essenziale una riflessione sulle strategie che possono aiutare a migliorare la memoria prospettica.

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