Dai soggiorni dei patrizi romani nelle villa e in campagna ai weekend mordi e fuggi nelle capitali del mondo, passando per i pellegrinaggi medioevali e la nascita della prima agenzia di viaggi nel XIX secolo. La filologa Giulia Isetti, di Eurac Research, ripercorre la storia del turismo e si interroga su quel che vogliamo per il turismo del futuro.

Viaggiare, sia esso per ragioni di svago o di lavoro, è un’attività talmente integrante del nostro stile di vita che, dopo quasi due anni di limitazioni volte a contenere la diffusione della pandemia, non sono pochi coloro che scalpitano all’idea di preparare le valigie. Da fenomeno elitario e di nicchia, il turismo ha subìto negli ultimi decenni una tale accelerazione da far toccare, in tempi immediatamente prepandemici, la quota impressionante di 1,5 miliardi di arrivi di visitatori internazionali.

La comprensione di un fenomeno risulta spesso più completa e approfondita se si riflette sulle sue origini, sul suo sviluppo e, perché no?, anche sul lessico che lo caratterizza. Partiamo quindi proprio dall’etimologia: la parola “turismo” deriva dal francese tour che indica un “giro, viaggio”. Tuttavia se girare e viaggiare bastassero per essere turisti, già Odisseo potrebbe essere considerato tale. Il tour implica invece un percorso coerente, finalizzato e con una meta precisa con delle tappe, più o meno fisse, che il viaggiatore tocca. Ma da quale momento della storia possiamo parlare di turismo? La nascita vera e propria del fenomeno come lo intendiamo viene fatta risalire al XVII-XVIII secolo, tuttavia esistono antecedenti che risalgono a migliaia di anni fa.

 

Il viaggio e il turismo nell’antichità

Già nell’antico Egitto le classi più abbienti cercavano di allontanarsi dalla confusione e dall’afa cittadina per rifugiarsi in campagna e lo stesso facevano i patrizi romani quando si ritiravano nelle villae di campagna: non è infatti un caso che ancora oggi questo fenomeno si chiami “villeggiatura”. Sempre all’età repubblicana risale la fascinazione dei romani nei confronti non solo della Grecia, ma anche dell’Asia Minore e dell’Egitto, che divennero meta di una vera e propria corrente turistica alimentata dall’élite culturale e politica dell’epoca, che intraprendeva una sorta di viaggio di istruzione, ripercorrendo i luoghi in cui si respirava la storia. Per via dei mezzi di trasporto dell’epoca, ma anche perché si auspicava che questi viaggi facilitassero il processo educativo tramite l’immersione nel mondo ellenico, queste esperienze di viaggio erano in grado di prolungarsi fino a cinque anni.

 

Il viaggio e il turismo nel Medioevo

Man mano che però la sicurezza e la stabilità garantite dalla solidità dell’impero romano venivano meno, le strade e, di conseguenza, gli spostamenti si facevano sempre più perigliosi. Con la caduta dell’impero romano d’Occidente nel 476, gli unici spostamenti che non fossero militari o commerciali erano quelli dei pellegrini che cercavano di raggiungere i luoghi sacri. Questo tipo di percorsi, di cui la Via Francigena è uno degli esempi più famosi, ebbe una longevità notevole e non era infrequente che, grazie all’arrivo di particolari reliquie o accadimenti miracolosi, si venissero a creare nuovi centri di attrazione per i fedeli.

Col Basso Medioevo, gli spostamenti verso i luoghi sacri smisero di essere l’itinerario predominante: si stavano infatti creando le condizioni per la nascita dei primi centri universitari e delle corti, che cominciarono a diventare luoghi di attrazione per artisti e letterati. Col XV secolo e la rivoluzione culturale, il Medioevo si avvia verso la sua conclusione e forme di viaggio legate non solo a motivi religiosi, ma anche con una forte impronta culturale rifiorirono caratterizzandosi nuovamente come un fenomeno elitario, la cui meta erano stavolta le città d’arte nell’Europa centrale e meridionale.

 

Il viaggio e il turismo nell’età moderna e contemporanea

Con l’arrivo dell’età moderna, due furono i principali cambiamenti che ebbero delle ripercussioni sullo sviluppo del viaggio e del turismo. Il primo fu la Riforma Protestante: il negare l’esistenza dei santi e della Madonna provocò la decadenza di alcuni luoghi di pellegrinaggio. La Riforma è anche figlia ed espressione del passaggio dalla società collettivistica medioevale a una società caratterizzata invece da una crescente spinta individualistica. In questo contesto il desiderio di affermazione di sé spingeva gli europei più benestanti a viaggiare, per arricchire il proprio bagaglio culturale, ma anche per dimostrare indipendenza e successo economico. Questo fenomeno, non troppo lontano nelle sue caratteristiche dai viaggi di educazione dei giovani patrizi romani, si tradusse nei cosiddetti “Grand Tour”, dei veri e propri viaggi di formazione in Europa, che sono spesso identificati come la prima forma di turismo intesa nel senso moderno per il fatto di aver inserito anche l’elemento dello svago. Il fenomeno andava a crescere e ad autopromuoversi grazie ai resoconti dei viaggiatori dell’epoca, come quelli di Stendhal e Goethe.

Nel XIX il fenomeno conobbe una tale espansione che venne fondata la prima agenzia di viaggi al mondo, la Thomas Cook and Son. Questo era anche il momento dei grandi progressi tecnologici, dei piroscafi e della ferrovia, che cambiarono del tutto il volto del viaggio, rendendolo non solo più confortevole e veloce, ma anche economicamente accessibile a più persone. I due conflitti mondiali posero un freno solo momentaneo alla popolarità del fenomeno, sebbene valga la pena menzionare che il fatto che i regimi autoritari in Germania e Italia offrissero ai lavoratori una vasta gamma di attività per il tempo libero, tra cui viaggi a buon mercato o addirittura gratuiti come occasioni di propaganda ideologica e remunerazione dei sostenitori più fedeli, contribuirono significativamente alla sua diffusione. Nel secondo dopoguerra il boom economico degli anni cinquanta, l’ulteriore sviluppo tecnologico, ad esempio il trasporto aereo, e l’introduzione delle ferie retribuite, che si tradussero in una maggior disponibilità finanziaria e di tempo libero da parte delle classi medie, costituirono le premesse di quello che è oggi conosciuto come turismo di massa. L’arrivo di internet e il calo della capacità di spesa che caratterizzano il XXI secolo decretano infine il successo dei viaggi e dei soggiorni low cost e la diminuzione dei tempi di permanenza nelle destinazioni turistiche: i turisti di oggi insomma sono più propensi a fare più vacanze, ma più brevi. A questo si accompagnano due elementi: un crescente bisogno di varietà, che spinge a visitare località sempre nuove, e uno spiccato individualismo che porta all’auto-organizzazione del viaggio per poterlo personalizzare il più possibile.

Nonostante le ovvie ricadute positive del turismo in termini economici, esiste tuttavia un rovescio della medaglia, ovvero un consumo delle risorse, come ad esempio elettricità ed acqua negli hotel, ma anche, ad esempio, per l’innevamento artificiale delle piste da sci. Inoltre non esiste turismo senza trasporto, che genera inquinamento ambientale, acustico e intrusione visiva. Infine, l’esplosione del turismo in alcune destinazioni, tra cui Barcellona, Dubrovnik, Amsterdam e Venezia, fa addirittura parlare di overtourism, che si riscontra in quei contesti in cui gli abitanti percepiscono che la portata degli ospiti comincia a inficiare e mettere a rischio la conservazione del patrimonio naturale e artistico della destinazione, la qualità dell’esperienza turistica e della vita della popolazione locale.

 

Il futuro del turismo e del viaggio

Nel 2020 la pandemia da coronavirus ha posto un brusco freno a questi sviluppi, segnando una riduzione significativa nella mobilità internazionale. Una contrazione del -74% degli arrivi internazionali, rispecchia la contrazione dell’offerta dei voli delle compagnie aeree. Il futuro del turismo dipende da diversi fattori strettamente dipendenti dall’andamento della pandemia e dagli interventi volti a superarla, quali ad esempio la velocità con la quale la popolazione verrà vaccinata e la conseguente riduzione delle restrizioni alla mobilità.

La covid-19 ha avuto sicuramente un impatto devastante sul settore turistico, ma offre anche un’opportunità unica di riflettere e di decidere se vorremo tornare alla situazione prepandemica, oppure ripensare le nostre abitudini in un’ottica – si auspica – meno consumistica e più vicina allo scopo e al valore originario del viaggio e del turismo. Volendo infatti concludere questo breve excursus da dove lo abbiamo iniziato, ovvero dall’origine delle parole, il termine viaggio deriva dal latino viaticum, che porta sì in sé l’etimologia di “via”, tuttavia non indica il percorso in sé, quanto piuttosto la “provvista necessaria per mettersi in viaggio”, quindi ciò che ci si porta dietro durante il percorso: insomma, il nostro “bagaglio”. Non ci si può che augurare che il viaticum dei viaggiatori del futuro post-covid siano il perseguimento della qualità piuttosto che della quantità dei viaggi e una maggiore consapevolezza del fatto che – per usare le parole di John Steinbeck – non sono le persone a fare i viaggi, ma sono i viaggi che fanno le persone.

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