© Eurac Research/Oscar Diodoro

Ci sono quelli ambiziosi e quelli meno motivati, quelli più brillanti della media e quelli meno dotati. Le origini della famiglia sono un condizionamento da non trascurare, ma gli italiani di seconda generazione che si affacciano al mondo del lavoro sono proprio ragazzi come gli altri. Finché non ce lo mettiamo in testa, non facciamo un buon servizio a nessuno. Academia incontra Sharoom Cristhell Torres Carbajal, presidente della associazione “La Nuova Generazione dell’Alto Adige – Brücke in die Welt”.

Quando è ora di scegliere il proprio futuro nel mondo del lavoro, avere una famiglia che arriva da un paese che non è quello dove siete nati o cresciuti dà dei vantaggi?
Sharoom Cristhell Torres Carbajal: Sì, le tante lingue che parliamo, la familiarità con culture diverse, l’allenamento a mediare tra mondi diversi.

E svantaggi?
Torres Carbajal: Le stesse cose, se non sappiamo valorizzarle e ci confrontiamo continuamente con gli altri. Allora la pressione diventa troppo forte.

Da voi ci si aspetta di più che dai vostri coetanei “locali”?
Torres Carbajal: Anche se a fin di bene, i nostri genitori rompono di più le scatole: hanno fatto enormi sacrifici e hanno lasciato il loro paese per inseguire l’eldorado. Ora si aspettano che realizziamo qui i loro
sogni. Anche gli insegnanti chiedono, chiedono, chiedono. Lo fanno per interesse vero, come per riscattarci, ma se uno mostra una fragilità…

Cosa succede?
Torres Carbajal: È un fallimento.

Un fallimento percepito come peggiore di quello degli altri?
Torres Carbajal: Sì, per i nonni che telefonano da lontano hai sprecato una opportunità che chi è rimasto laggiù non può avere. Per gli insegnanti non sai stare al passo perché magari sei depresso, non ti sei integrato. In una situazione così, se uno ha meno carattere si arrende con facilità. Smette di cercare la sua strada e l’unica prospettiva diventa un lavoro più tecnico, più pratico, più umile. Ma magari all’origine c’era solo un problema piccolo, magari neanche legato al background migratorio, una cosa superabile.

 

© Eurac Research/Annelie Bortolotti

I nostri genitori si aspettano che realizziamo in Italia i loro sogni.

Sharoom Cristhell Torres Carbajal

Come se ne esce?
Torres Carbajal: Una mia amica bolzanina dice bene: “se uno mi guarda storto o non mi saluta, mica per forza deve avercela con me perché i miei genitori sono cinesi. Forse avrà i suoi problemi”. Dobbiamo imparare a gestire le nostre emozioni, capire le nostre qualità e trovarci la nostra strada. Non è facile, ci sono degli ostacoli, ma le origini della nostra famiglia non possono essere una scusa, né per gli altri per giudicarci né per noi per sentirci vittime.

 

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