© Eurac Research/Oscar Diodoro

Uno studio di Eurac Research guarda alle esperienze dei ragazzi di seconda generazione in cerca di lavoro e propone alcune misure a favore delle pari opportunità.

Sami, studente universitario di 24 anni, ha raccontato ai ricercatori di Eurac Research come per lui ai tempi della scuola fosse naturale abitare ogni giorno in due mondi diversi: uno la mattina in classe, l’altro il pomeriggio a casa con la sua famiglia di origine magrebina. Frequentare ambienti così differenti per lingua, mentalità e rapporti lo ha portato a sapersi adattare a circostanze diverse in maniera facile e veloce. Un’abilità che secondo lui caratterizza la maggior parte dei ragazzi con background migratorio e che andrebbe sottolineata quando si cerca un lavoro. Ma dal racconto di Asmaa emerge come questo atteggiamento talvolta non basti: “Parlo italiano, tedesco, dialetto, arabo e francese e al colloquio ho avuto la sensazione di aver fatto un’ottima impressione. Ma quando ho detto che non avrei tolto il velo, ho capito che non avrei avuto chance”. Gli esperti di diritti delle minoranze di Eurac Research sono partiti da testimonianze come queste per conoscere meglio le seconde generazioni e trarre dalle loro esperienze preziosi spunti per migliorare sempre di più le politiche e le iniziative provinciali per le pari opportunità.

Negli ultimi dieci anni i giovani nati in Italia da genitori stranieri o arrivati nel nostro paese da bambini sono in costante aumento. Dal 1995 al 2017 i bambini con cittadinanza straniera iscritti alle scuole primarie altoatesine sono passati dall’uno al 14 per cento. Le statistiche mostrano cifre analoghe anche per le scuole secondarie.
Nelle interviste condotte dai ricercatori di Eurac Research i ragazzi di seconda generazione hanno parlato di come si sentano altoatesini a tutti gli effetti e di cosa significhi avere un background migratorio nella ricerca di un lavoro. Analizzando le loro opinioni e quelle dei rappresentanti di associazioni e della pubblica amministrazione, i ricercatori hanno individuato una serie di ambiti di intervento e proposto alcune misure per favorire le pari opportunità. Combattere le discriminazioni e la mancanza di informazioni, rafforzare il capitale sociale e valorizzare la diversità nella scuola e nel lavoro sono gli obiettivi principali da perseguire. L’istituzione del centro di tutela contro le discriminazioni, già previsto dalla legge provinciale, è un’azione che va in questa direzione. Tra i suggerimenti dei ricercatori ci sono inoltre campagne di informazione rivolte ai datori di lavoro e ai giovani, un programma di tutoraggio e il coinvolgimento dei rappresentanti delle comunità culturali e religiose per favorire la creazione di reti sociali.
“Questo studio è una prima analisi qualitativa, ma sicuramente lavoreremo ancora su questa tematica. Si tratta di numeri importanti che ci impongono di pensare a lungo termine” spiega Johanna Mitterhofer di Eurac Research che ha curato lo studio. Si tratta di una visione confermata anche dall’intervista a una collaboratrice del Centro per l’impiego: “Se non si inizia dalla seconda generazione ad assicurare uguali opportunità attraverso campagne informative e di sensibilizzazione, il loro destino è andare alla deriva. E la generazione successiva non riuscirà mai a inserirsi nella classe media”.
I risultati dello studio “Dalla scuola al mondo del lavoro: percorsi di transizione di giovani con background migratorio” sono stati presentati nel corso di un evento aperto al pubblico venerdì 10 maggio. L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’associazione “Brücke in die Welt - La nuova generazione dell’Alto Adige”.

La pubblicazione è disponibile online https://bit.ly/2YftUTl.

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