Laura Valle, professoressa di Diritto Privato alla Facoltà di Economia e avvocato, ha recentemente pubblicato un volume edito da Giappichelli e intitolato “Il contratto e la realizzazione dei diritti della persona” che approfondisce il tema della “contrattualizzazione della società” e contemporaneamente della tutela dei diritti dell’uomo nei rapporti commerciali internazionali, negli obiettivi di interesse sociale e di sostenibilità, nell’evoluzione della realtà contemporanea verso l’uso di nuove tecnologie, nella risoluzione alternativa delle controversie.

Diritti della persona e diritto dei contratti sono due ambiti che nelle classificazioni dei giuristi sono sempre stati pensati come separati tra loro. Negli ultimi decenni abbiamo assistito nella realtà sociale ad importanti cambiamenti che hanno prodotto un maggiore rilievo dello strumento giuridico del contratto. Nel contesto della globalizzazione dei rapporti sociali ed economici, il contratto si rivela capace - più della legge - di produrre effetti al di là delle frontiere nazionali. “Nella mia ricerca”, spiega Laura Valle, “ho trovato molto interessante l’impiego di clausole di protezione dei diritti dell’uomo nei contratti delle multinazionali con i loro fornitori e subappaltatori, perché capace di rendere vincolante la protezione dei diritti dell’uomo e dei lavoratori in aree del mondo dove questi non sono per nulla o non sono sufficientemente protetti”.

Prof.ssa Valle, questo Suo libro a quali esigenze scientifiche risponde?

Direi che la principale e più importante è mostrare che la tradizionale distinzione tra i due ambiti del diritto privato - i diritti della persona e il diritto contrattuale - non ha più ragione di sussistere, per diverse ragioni.

Ce le può spiegare?

Oggi nella regolazione dei rapporti contrattuali devono essere osservati e trovare realizzazione anche i diritti della persona. Si pensi ad esempio alla risarcibilità del danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale: ora è riconosciuta, ma un tempo era esclusa, in quanto nell’ambito dei rapporti patrimoniali come quelli contrattuali veniva escluso il rilievo di tale categoria di danno. Si pensi inoltre a nuove utilità per la persona rese disponibili dalla tecnologia e dalle scoperte scientifiche, cui non si può accedere se non per contratto. Ad esempio, i trattamenti per la fecondazione assistita o l’accesso ad internet che di regola si basa su un rapporto contrattuale. Ancora, per contratto si regola anche la disposizione di elementi dei diritti della persona – come accade per l’immagine della persona– ciò che consente di regolare con precisione i profili, i tempi e limiti di tale disposizione, nell’interesse della persona stessa. Il contratto, inoltre, è efficace anche oltre i confini che definiscono l’efficacia delle leggi nazionali e può prestarsi a rendere vincolante nei riguardi delle proprie controparti contrattuali delle regole di protezione dei diritti dell’uomo non in vigore in determinate aree del mondo.     

Quando hanno cominciato a presentarsi le prime crepe nel muro che separava le due discipline?

Diciamo che in tempi abbastanza recenti eventi molto importanti sono stati l’attribuzione di efficacia vincolante alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e l’acquisto di un ruolo più incisivo per la Convenzione diritti dell’uomo. A seguito del Protocollo n. 11 del 1998, la Corte europea dei diritti dell’uomo è diventata giudice di ultima istanza su ricorso individuale per la protezione dei diritti dell’uomo, una volta esauriti i rimedi nazionali. Gli sviluppi tecnologici e scientifici progressivi degli ultimi decenni, inoltre, hanno reso ancora più evidente l’interrelazione tra i due ambiti del diritto privato. Dalla ricerca che ho svolto è risultato ad esempio che la tutela dei dati personali può ottenersi anche attraverso l’applicazione di alcuni profili della disciplina del contratto. Già negli anni ’80 dello scorso secolo nella pratica si denominavano come contratti i rapporti aventi ad oggetto la disposizione dei diritti all’immagine e al nome tra personaggi famosi e media. Oggi con i reality show e l’uso dei social network, le problematiche di regolazione dei diritti della persona in questo genere di rapporti sono diventate ancora più incisive e vanno a toccare diritti che attengono alla sfera personalissima dell’individuo come il diritto alla riservatezza, all’onore, alla dignità personale.

La copertina del libro di Laura Valle, avvocato e docente di Diritto Privato alla Facoltà di Economia unibz.

In cosa consiste la “dignità”? Esiste una definizione univoca?

Si tratta di un principio molto ampio e che per questa ragione è stato oggetto anche di scetticismo o comunque bisognoso di essere trattato con particolare cautela. Di fronte alla regressione di una diffusa morale sociale condivisa, da un lato, e, dall’altro, all’espansione del mercato e della mercificazione di profili attinenti alla personalità dell’individuo, si è messo in rilievo che il principio della dignità e la tutela della dignità della persona possono svolgere una funzione imprescindibile. Sarà necessario un lavoro giurisprudenziale per l’attribuzione di significati più specifici a tale principio così da renderlo applicabile in modo certo e riconoscibile.

Verrebbe da pensare che il mercato riesca a tutelare in maniera efficace diritti che prima difficilmente venivano protetti. È così?

Il contratto, definito dal codice civile come accordo per la regolazione di rapporti patrimoniali, non va inteso come espressione esclusiva di una logica mercantile ma, nel modo globalizzato, si presta ad essere utilizzato come uno strumento di regolazione in maniera ampia, come si è visto nell’esempio delle clausole di protezione dei diritti dell’uomo. Pensando ad un diverso ambito, in tempi recenti il legislatore italiano ha introdotto una regolazione a mezzo di contratto delle convivenze di fatto secondo la quale il contratto è destinato a regolare anche alcuni profili personali del rapporto. Il contratto è uno strumento giuridico che deve convivere con la tutela, ed anzi con la realizzazione, dei diritti della persona. Certo, questo profilo deve anche essere tenuto presente come un obiettivo che va perseguito. La possibile violazione dei diritti dell’uomo è sempre una minaccia incombente. Il ricorso alla giustizia che si serve di strumenti contrattuali nei procedimenti di metodi alternativi di risoluzione delle controversie, come l’arbitrato e la mediazione, non sempre ha dato risultati rispettosi della tutela del diritto fondamentale alla difesa. Perciò l’attenzione va tenuta molto, molto elevata. Ad esempio, nel settore business & human rights, quello popolato dalle multinazionali e dalle loro controparti nei Paesi in via di sviluppo, proprio per l’insufficienza degli strumenti contrattuali utilizzati per la tutela dei lavoratori e delle popolazioni locali, è in corso di elaborazione in sede Onu un trattato vincolante su imprese e diritti umani.

A che punto siamo?

Siamo alla seconda bozza. Adesso esistono linee-guida - date in sede Onu e Ocse - non vincolanti cui tante multinazionali si attengono volontariamente inserendo clausole nei contratti con le loro controparti, fornitori o subappaltatori nei Paesi in via di sviluppo. Risultato similare si ottiene ad esempio anche con l’adesione delle imprese alle condizioni di certificazione del commercio equo e solidale, come attraverso il sistema Fairtrade con i suoi marchi, aderendo al quale esse si obbligano a rispettare certi standard in materia di diritti dei lavoratori. In questo ambito, quindi, oltre alla protezione definita attraverso clausole contrattuali, in un momento che si spera non troppo lontano potremo avere anche una protezione a mezzo di un trattato internazionale.

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