©Alexander Koerner/Getty Images

Mentre Alto Adige e Trentino discutono, il Tirolo agisce. Le differenze nel modo di affrontare il tema dei rifugiati nelle tre province dell’Euregio può essere riassunto così. Il dato emerge da uno studio di Eurac Research in cui le ricercatrici hanno analizzato i verbali delle sedute dei tre consigli provinciali nel biennio 2015-2016. Mentre in Alto Adige e Trentino i consigli provinciali si sono occupati soprattutto di definizioni e competenze, in Tirolo si è parlato anche di come favorire l’inserimento dei richiedenti asilo. Non stupisce, quindi, che nei due anni presi in esame il Consiglio del Land Tirolo abbia varato 25 provvedimenti, mentre a sud del Brennero le mozioni siano state sette in totale.

Dal 2015, anno della prima forte ondata migratoria verso il Brennero, i presidenti di Tirolo, Alto Adige e Trentino intervengono come mediatori tra governo italiano e austriaco a proposito della gestione del confine; nel 2016 l’Euregio ha fondato una task force, composta dagli assessori competenti in materia, con il compito di informare regolarmente i tre presidenti provinciali su questioni legate ai rifugiati. Questo lascia intendere che i tre territori perseguano una linea comune. Le cose, invece, non stanno così, come dimostra lo studio recentemente pubblicato da Eurac Research nell’Annuario di politica dell’Alto Adige “POLITIKA 2017”. Lo studio si basa sull’analisi dei verbali redatti nel biennio 2015-2016 nel corso delle sedute dei tre consigli provinciali in cui si è discusso di rifugiati. “Nonostante la forte identità storica comune di territorio di confine, abbiamo riscontrato differenze marcate nel modo in cui Tirolo, Alto Adige e Trentino si rapportano a questo tema”, spiega Verena Wisthaler, esperta di minoranze di Eurac Research. Il Brennero segna un confine anche nell’approccio politico: “Mentre il consiglio tirolese ha discusso e approvato diversi provvedimenti, a Bolzano e a Trento il dibattito in aula è stato più circoscritto e si è concentrato soprattutto su: valutare la situazione, definire il concetto di migrazione e individuare dei responsabili per l’accoglienza e l’assistenza ai migranti. Non sono state proposte molte mozioni e la responsabilità politica è stata tendenzialmente rinviata allo Stato”, spiega Alice Engl che ha condotto lo studio assieme a Verena Wisthaler.

 

Nonostante la forte identità storica comune di territorio di confine, abbiamo riscontrato differenze marcate nel modo in cui Tirolo, Alto Adige e Trentino si rapportano a questo tema

Verena Wisthaler

Bisogna anche considerare che il Tirolo ha accolto molti più richiedenti asilo rispetto alle altre due province: nel 2016 erano oltre 6.000 contro i circa 1.300 dell’Alto Adige e i 1.300 del Trentino, aggiunge Wisthaler. Le due ricercatrici hanno riscontrato delle differenze anche per quanto riguarda il contenuto dei dibattiti in Consiglio. In Tirolo si è discusso di misure per favorire l’integrazione, ad esempio corsi di lingua, inclusione nel mercato del lavoro, servizi di consulenza psicologica per i richiedenti asilo. In Alto Adige, invece, i temi vertevano attorno ad altri punti: definizione di rifugiato; come ostacolare gli insediamenti, ad esempio limitando l’assistenza sociale; come contenere le migrazioni attraverso aiuti nei paesi di origine dei profughi. Il Consiglio provinciale trentino si è occupato soprattutto di come gestire la prima fase dell’accoglienza dei rifugiati.

“Una delle ragioni alla base di questo diverso modo di procedere in Tirolo rispetto ad Alto Adige e Trentino sta anche nel fatto che l’Italia vede se stessa come un paese di passaggio e spesso i richiedenti asilo vengono percepiti come un fenomeno temporaneo. Il Tirolo, al contrario, si muove nell’ottica del paese di accoglienza, anche se al momento la politica austriaca ha una linea più restrittiva verso le migrazioni.
Anche la diversa provenienza geografica dei profughi a nord e a sud del Brennero influenza il dibattito nei tre Consigli. “In Tirolo la maggior parte dei richiedenti asilo viene da Siria e Afghanistan e ha quindi una chance più alta di vedere accolta la propria richiesta. In Alto Adige e Trentino, invece, molti richiedenti asilo vengono dalla area africana e l’esito della procedura è spesso incerto”, aggiunge Engl.
I tre Consigli sono concordi nel ritenere necessaria una maggiore collaborazione nell’ambito della politica sui migranti e nel voler rafforzare il ruolo dell’Euregio. Come hanno spiegato Wisthaler e Engl, però, nonostante sia stata istituita una task force comune, le differenze tra nord e sud prevalgono sia nella valutazione della situazione, sia nelle mozioni proposte. La base per una strategia politica comune nell’Euroregione manca ancora.

 

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